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venerdì 23 dicembre 2011


BUON NATALE

 

VORREI UN CIELO DI MORBIDO VELLUTO

Buon Natale a tutti i viandanti di questo mondo, di questa magica terra bagnata dai nostri sogni!

Alle sorelle streghe e maghetti, in quel trepido rifugio nel mondo di mezzo.

A Biancaneve che ancora gira per i banchetti dei mercatini in cerca di un regalo per i suoi sette nani e non capisce che l’unico regalo è dentro la bellezza dei suoi occhi e nel calore della sua voce.

A Cenerentola che con la sua umiltà ha perdonato le sorelle e ha capito che l'azzurro di un principe non sta nel mantello.

Al Gatto con gli Stivali che con fatica e impegno ha imparato a camminare scalzo, facendo un regalo inaspettato a un povero vecchietto.

Buon Natale al lupo delle fiabe che per un giorno starà lontano dal bosco e reciterà poesie d'Amore.

A tutti i mici di Cat-Land che hanno salpato i mari su “Il Demone Perduto” e a coloro che non vi hanno fatto più ritorno, a RUMI e PIUMINO.

Alle fate che con i loro canti ci hanno protetti in questo tempo dalle insidie dei sottoboschi, agli elfi che hanno dipinto i nostri sorrisi e vestito con fiocchi rossi le nostre emozioni.

La nostra attesa aspetta
aneliti di pioggia...

Vorrei trovare spazi per raccontarvi l'infinito che ho trovato.
Sarà la luce il mio amuleto leggero, impalpabile.
La luce di una Stella...

Una stella si cinge
corona le rose

volteggia
danza sinuosa

Gesù di sorriso
lirico canto

ardente s'increspa
come onda di mare

e si libra lassù
effusione di luce

irrompe nei versi
dipinti d'Amore!

Buon Natale a tutti Voi e alle vostre famiglie!
Tanti desideri nelle tasche e fantasia nel cuore!

Giulia

sabato 10 dicembre 2011



DALLA ROVESCIA SPONDA


Arresi al vento
i fiori sfioriranno
 
d’un turbine galoppo, già perduto
su laghi di penombre, nel mio limbo
 
ove lune dischiusero
spose e squillanti papaveri
 
l’inerzia senza attesa, non ha fiato
per insegnarti trepida a vergare
 
in rive d’acqua torbida e morta
io sono cieca nella mia placenta
 
così t’ascolto dalla sponda, squama
dal turbine che tarda, della lama
 
colma d’anfratto e stipa d’artemisie
labbra silice, accolta e girasole
 
che ustiona e gela, riso e pianto in uno
cobalto seme, attinge e offusca
 
d’una canzone d’acqua, cresce e fonde
l’Angelo arciere in flauto, cupe note
 
che di superbia ha scolorato il manto
dal centro della notte fino al cuore.
 
Giulia

giovedì 24 novembre 2011



UN FASCINO OSCURO INTIMO E PROFONDO

Si diceva che l'autunno era una stagione fredda e triste, ma la sua magia vitale faceva arrossire i colori della terra.
Cromature calde di foglie e riccioli di castani.
Il rosso e l'oro con le loro pennellate mosse dal vento si erano impossessati di ogni rito policromico.

Ero una fanciulla che queste cose le aveva sempre sentite, fin da quando aveva pochi anni.
Provavo piacere ed euforia nel tuffarmi sui cumuli di foglie morte.
Amavo osservare i gatti che correvano nella nebbia come ombre silenziose.
Avevo la fortuna di essere immersa in una natura dolce e bellissima.

La gente del luogo conservava ancora sepolto in qualche angolo di memoria credenze di forze nascoste.
Io avevo una cantilena in testa e il segreto di una voce.

Undici venerabili Padri sedevano in cerchio nella sala gotica della basilica.
Le poltrone in legno scolpito erano rivestite di velluto viola.
Tutte contro il muro.

Il pavimento di granito verde su cui ero accasciata era illuminato da cento candele accese, la luce si diffondeva verso il basso, lasciando che la penombra ingoiasse la parte superiore; le ombre salivano verso l'alto.
Ero incapace di rialzarmi; i segni delle torture erano ancora aperti.
Le mie dita accarezzavano flauti di tristezza.

Bocche di ferite sopite con un gesto – gementi!
Solenne ossessione... nera magia.
Note verticali come accordi nelle gole
di canne d'organo da gotiche altezze gravanti.

La luna si sporgeva dal rosone centrale della facciata in pietra, aveva un sorriso che nascondeva il lato oscuro; il vetro colorato era spesso, composto con una miscela alchemica che per credenza aveva il potere di tenere il male al di fuori della cattedrale.

In piedi, al centro della stanza, il Papa Rosso grande inquisitore e ferreo uomo di fede, leggeva a voce alta il verbale dell'interrogazione.
I miei capelli lunghi, lisci e neri come la notte sfioravano le vesti lacerate.
Avevo diciott'anni e i miei occhi erano grandi e chiari come le acque cristalline.
Lo sguardo fisso non s'abbassava mai.
Puntavo or uno or l'altro con orgoglio.

Il cielo fuori squartava vomiti di nubi, schiacciando spiriti sotto un pesante torchio, il mare dalla rupe allargava il suo dominio su ogni creazione, divenendo scuro inchiostro.
La luce tornava nell'oblio mentre intorno ansimava il respiro.

L'inquisitore tese il dito a indicarmi.
Non aveva dubbi.
Io ero una strega!

Non confessai.
Con la tortura tutti confessano, prima o poi.
Io, no!
Non avevano la mia confessione, ma tutti mi volevano morta.

La notte era Sacrilega.
Regnava un desiderio di celebrazione; il richiamo del peccato.
Era un delirio di onnipotenza quello che l'inquisizione chiamava conoscenza.

Per non aver strappata la lingua alla radice
o essere smembrata sulla ruota.
Attendevo pallida e svuotata.
Con il cuore che bruciava.
Lasciando scorrere note sul pentagramma del fato.

Taceva sconfitto il senso.

Tu! Nominato giudice di Dio.
Nascondevi un segreto!
Il tuo voto di castità era secondario alla necessità di cacciare il maligno dal mio corpo.
Mi apristi le gambe e quando tutto fu finito, il seme di satana era freddo come il ghiaccio.
Era il tuo seme!
Non parlavo.
Non piangevo.

Mi avete trascinata in catene.
Il popolo ballava e rideva intorno alla pira accesa.

Per i peccati dei miei inquisitori
per cui bellezza suscitò timore
per le mie dita spezzate nella morsa
per tutte quelle streghe giustiziate
nell'impetuoso cerchio mio animale
respirerò liberamente tra le fiamme.

Quando il fuoco si alzò e mi avvolse, giurai di tornare.
Solo per te!
La clessidra del tempo si consumerà, non la potrai fermare.
La mia.
Non sarà vendetta.
Solo giustizia!


Giulia

giovedì 17 novembre 2011




PERCHE’ TUTTO NON SIA COME TUTTO

Che io sia la ferita
della bellezza mille volte uccisa
come ninfea dal sinistro riverbero

annienta ogni respiro
nello schianto di un dolore

distruggi ogni riflesso
ogni resto di me

tra le alte pietre antiche
né ferri, né fuochi stanotte, ma mani
per attraversare stanze chiuse da soli veli

se davvero mi ami
“uccidimi”
perché tutto non sia come tutto

e poi mare
calmo e profondo
in veste lunare
nell’arco marmoreo e convulso

fluida l’anima
accorpata nel bruciore
smista il biancore etereo

nelle nebbie di paesaggi senza guardiani
mano nera e spada infissa al petto
con stendardi che vedono pazzia
e trovano dimora nell’infinito

che mi preme
di portare la mia comunione
al cospetto della sfera celeste

attraverso la fatica di un rimorso
frantumato in uno solo dei tuoi baci
sono risorta per ricadere

e ancora ho in corpo
quel nero confine…

Giulia

martedì 8 novembre 2011


L’ULTIMO BALLO…tra i marmi screpolati…

Suonano i flauti nei cimiteri antichi
e i fiori donan veste viva e cara
a queste tombe morte

un letto per il sacro…

il passo silente dell’ombra
s’insinua tra gli umidi tronchi
di cipressi d’argento

tra i nodosi rami
osservo il mutare dell’anima
sbiadita in un respiro

amato è il dolore
che d’intricata vacuità
tesse ghirlande di rosee spine

le spine pungono le mani
e il sangue rosso come le mie labbra
bagna la terra inaridita

non risplendono le guance
arse come ali di falena

cammino sempre scalza
fra il marmo e il vetro
dove le croci sfiorano il cielo
con le loro punte morte

Lei ha posato la falce
e ha danzato con me
nel crepuscolo ombroso

su vesperi viola

al rintocco

dell’ultima

campana!

Giulia

mercoledì 2 novembre 2011


Dedicata ai vostri cari defunti!
COMMOSSO CANTO

Vespri esangui
nel placido fluire

l’ora ultima del dì
chiude del ciel le porte

l’onda dei canti a divin soffio
intorno si diffonde aura serena

taccion mesti gli usignoli
col cuor posato sulle fronde

e delle foglie s’ode il triste suono
dè pianti e dè lamenti

di voi che foste
ed ora più non siete.

Giulia

sabato 29 ottobre 2011


Ho indossato l'abito lirico per l'occasione...


COME IL PADRE VOSTRO

…attendo nell’altro regno…

Imprevedibile, magico, affascinante
strumento del bene o del male
con forza vitale o letale
sono in attesa oltre la vita...

Vi dono ciò a cui aspirate!
sono Dio o son Demonio
non lo saprete mai
ma le mie fauci sono la porta
che la vostra anima cerca.

Velluto nero coprirà le vostre spoglie
mentre la vostra speranza
ultima a morire
giace sepolta
al mio fianco
e non tornerà.

Io mi prendo cura
delle vostre lacrime
asciugandole
per sempre...

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte”.
(Dante Alighieri)
Divina Commedia, Inferno, Canto I

La Foresta Nera é a un passo!
Misteri, pericoli, animali selvatici e furtivi.

“Muti dolori implorano un lamento
in lande di silenzio, sconfinate;
le colpe antiche invocano un tormento
a lenire condanne inespiate”.
 
Spiriti silvestri, orchi e predatori, vigilano appostati tra il fitto degli alberi...
Nei sentieri segreti le presenze alate di Angeli e Demoni sono i guardiani che attendono l'arrivo del trapasso delle anime.

"Vincitori sconfitti, crocifissi
in bolge d'impossibile, tramonti
in abissi infiniti e tumultuanti".

La notte eterna, trasformata dall'oscurità del bosco, é a un passo da Caronte.
L'aria si fa densa...

“Bufere di visioni, apocalissi,
file confuse, in labili orizzonti
di spettri in saio nero, allelujanti...”

Giulia

martedì 25 ottobre 2011


 
DOVE IL CIELO COMANDA

Oggi é il giorno in cui si riuniscono i maghi e le fate della terra.
Tutto succede qui e ora.
Tutto succede da un tempo eterno dove il cielo comanda.
Siamo qui per spezzare gli incantesimi del male.
Abbiamo fatto un cerchio con pezzi di cristallo; presenza, azione, potere.
Il potere diviene fonte per creare profezie, come antidoto alla disperazione umana.

Noi tutti ci sentiamo pronti.
Raccolti dove il cosmo apre la sua porta.
Al centro della sfera astrale, in un ritorno magnetico dove tutto si distrugge e tutto si ricrea.

Abbiamo scelto di essere in un luogo.
Il nostro compito é unire; un ponte che consenta la circolazione d'energia di generazione.
Un transito, della nostra volontà unita, correggerà la deviazione; il dono che vi lasceremo é il dono di un
tempo che avete ignorato.

Tredici saran le lune che avrete.

L'onda incantata ora si congiunge e i canti si aprono armoniosi con le voci delle fate.
Noi siamo nel tempo fuori dal tempo, uniti in questo compito.


Siamo fate e maghi, la coscienza sopita.
Ci rinnoviamo a ogni istante e viviamo nell'estasi dell'universo intero.
Facciamo quello che ci piace, lasciandoci guidare dai doni della notte, perché da lì nascono sogno e intuizione.

La luna cristallo illumina il ponte, riflette la sua luce nell'alito della bruma sottobosco; e noi vediamo.
Vediamo il vostro sangue.
Fa vibrare l'allacciatore dei mondi, dissolvendo l'incanto del nostro mistero.
Siamo qui per spezzare gli incantesimi del male.

Tutto ciò che muore in questo luogo si trasforma, riappare conservando ciò che é sempre stato;
conoscenza e cosmica coscienza.

Bruciamo erbe, mirra e incenso creando una protezione di confine.
La torre sulla roccia al limitare riunisce tutte le risorse e irradia il suo comando.

Prendiamo il potere tra le nostre mani.
Un potere oscuro.
Voi non capite, non capirete mai.
Mai vedrete i mondi superiori.
La debolezza non sta in ciò che guardate, sta nei vostri occhi.

Oggi é il giorno in cui si riuniscono i maghi e le fate della terra.
La saggezza ci appartiene.
Tutto succede qui e ora.
Tutto succede da un tempo eterno dove il cielo comanda.

Giulia

mercoledì 7 settembre 2011




POTARE IL TEMPO

Ora sono di nuovo qui.
Prima ero…
Sono rimasta intenta a farmi ancora strada nella vita, in giro come l’aria, come la scheggia di un lampo luminoso.
Come un predatore avido di vitalità.
Con la consapevolezza dell’incerto.
Certamente l’aver sofferto la solitudine e la fame è stata una scuola dura ma vera.
Oggi non mi lamento più se il mangiare è scondito o troppo cotto o se al posto della carne ci sono le verdure.
Anche il solo the al latte, all’esigenza può bastare!

Rabindranath Tagore, poeta, filosofo e scrittore indiano diceva:
"Dormivo e sognavo che la vita non era una gioia. Mi svegliai e vidi che la vita non era che servizio. Servii e compresi che nel servizio c’era la gioia!”.

Spesso ho notti insonni le quali portano a considerazioni negative, non ho ancora capito se siano il mio umore e la mia disposizione d’animo a condizionare le mie scelte.

Il mio istinto è offuscato o affascinato da un genere di vita sempre al limite, immerso nello spasmo, nei sogni da realizzare, vissuti come unica ragione, che non può arginare il desiderio di emozioni estreme.

“L’acqua che tocchi dei fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene: così il tempo presente”. Leonardo da Vinci.
Ora nel mezzo del guado mi volto.

Mi sento maledetta come quei poeti.

Poeti maledetti!
Consapevoli che l'aria fresca dei giorni migliori si sarebbe consumata e volendo vivere immortali ne respiravano a piene mani, erodendo il vivere nella consapevolezza che altri non ne sarebbero venuti.

E così, con la vita ancora allo Zenith, per continuare a respirare il mare, le mie ciglia son rivolte all’orizzonte.
E’ l’incoscienza che mi regge.
Specchio di coscienza.

Guardo dalla finestra.
La luna continua ancora a seguirmi.
Il cielo è ancora lì e il mondo che ti passa accanto non si accorge mai di niente.

Non riesco più ad entrare indifferente in una casa, non importa quale.
Lo sguardo mi cade spesso… e lo vedo ancora lì seduto, tigrato, elegante con quei suoi occhioni verdi e dolcissimi.
Ho lasciato il vecchio mondo lì.
Con il mio gatto.

Giulia 

giovedì 23 giugno 2011



QUANDO IL GIORNO ARRIVAVA CON TE

Era un mattino dimenticato dagli uomini
quello che si affacciava sul ciglio dei sogni

era come una strada scoperta per caso
sperando di non trovare ancora sul suolo
le spine lasciate da chi aveva già colto le rose

aspettavo che i miei occhi potessero appoggiarsi
appena un poco oltre il bordo deI tuoi occhi di mare

era un saluto danzante
senza piegarne lo stelo, era magia

erano foglie risollevate da terra
da un vento che si accontentava di poco

dopo aver chiesto soltanto che un refolo
rinfrescasse il respiro ed il volto

eri tu…

che ti affacciavi dall’alto
scoprendo un cuore da colorare
come un pendolo innamorato di una calamita

…Tu,

…e quando tra poco mi mancherà la voce
penserà il cuore a parlare per me...


MA ORA, IN QUESTO MOMENTO... 


L’ALBA STRIDE CON FREMITO DI PIAGA

Stanotte lacrime da elemosinare
perché a soffrire tanto
ci si consuma anche gli occhi

e le mani tremano
quando scavano nel sangue

un sangue che dai polsi
raccolgo con la lingua

pelle lacerata ricongiunta con i denti

un seme divampato tra le mani
incesto di sogno e d’agonia

ho la destra obliqua
con la sinistra gioco l’intera croce

e il drappo oltre cui si è nulla, colmo
acerbo incastro a me, si serra

due nastri impossibili di pianto
mi penetrano, tu penetri

le vertebre gettate a vuoto sulla ruota
con la cruda movenza del petto in ansia
non essendo il sogno a farmi dimora

che dice di niente e mi perseguita
saperlo assente dilunga il lato oscuro

ma, le cinque dita insieme sono porte
quando ti sopravvieni alla coscienza

e da braccia ancora possono eludersi
i due tormenti con cui mi apri
la cecità, il petto e il volto

l’alba stride con fremito di piaga
ed è inutile nascondersi
sotto lenzuola bianche
di lino e seta.

Giulia

sabato 18 giugno 2011



COME DIRTI CHE

Come dirti che è stringente al cuore
come uno sguardo di sudore e sangue

è vero che i fiori sorgono e ridono
oscillando il loro senso
verde nel prato verde, hai grazia

non socchiudi che profondi occhi
e pervadi una vena di notte
di sangue e vermiglia al fondo
e risorgi nella bocca piumata

hai verde, hai il forte braccio
la corteccia pura e il plenilunio
un dorso di luna divorante
il vino e il suo spirito
che non denuda soltanto

una similitudine è uscire da un giglio
la suggestione di quando come assente

sei la mia mancanza
la nuca bizantina
nascosta da un vaso di luce
da volerne ancora
come un’acqua nel sonno

è sogno quel vero biancore
il paragone di un velluto in silenzio

al tatto del tuo cuore in canto
io, specchio, immagine
nuda e riflessa alla fronte
in contorno a poetico quadro
come delizia

ho per te il più tenero passo
e la cura paziente del petto...

entro la mia bocca chiusa
si dipinge smisurato il cuore.

Giulia 

domenica 12 giugno 2011


L’ANIMA DEL DRAGO

Cuore erede del silente millennio
l’astro superbo rosseggiando
taglia di sogni il suono

Nasce a mutar la cute alata
nel mormorio lamento astrale
piegata in preghiera al canto atteso

dal sacrificio cade l’orma in luce
fiera compagna dell’Angelo fedele
che con magia in lei si fonde

Invocato richiamo crepita notturno
come larva in sudario insanguinato
perpetuando la canzone di leggenda

Discerne e brama fragore di selve arcane
tra i venti ammutoliti e foglie in vibrazione
nella luce di un istante nudo al fato

Tra misteri magici e fiabe di fuochi
col vento della bocca, lingua e fiamma
muove la voce nella celeste volta

brilla, brucia e illuminando passa
dal più sottile suono d’impeto,
all’incanto da cui sale la bellezza.

Giulia 

mercoledì 8 giugno 2011



CUORE DI FARFALLA

Mi sento una farfalla a cui il destino ha regalato non due,
ma quattro splendide ali che non mi permettono di volare...

Ali preziose
grandi
dai fini ricami
soffiate in madreperla come un vetro antico e unico
cucite con oro zecchino e seta damascata
che posso solo accarezzare
guardare
riempirmi gli occhi con la loro luce
sentirle palpitare
fremere
ma che non mi fanno volare mai...
mi posso avvolgere con loro

scaldarmi il cuore
immaginare come sarebbe il volo,
piroettante e allegro tra profumi e colori
immaginare lo spazio e la bellezza da lassù
sognare che la vita le tocchi
che una fata gentile mossa a pietà le cosparga di polverina magica
ed attendere che d’incanto prendano energia.

Come la farfalla
vedo il volo come unico scopo della mia vita
continuo a provare e...
a cadere.

Io sono la farfalla ora.

La vita mi ha dimenticata nel momento in cui mi ha dato il soffio
mi ha mostrato l'Eden
perché i miei occhi potessero vedere
perché la mia mente potesse capire e ricordare
perché la condanna fosse più greve
ma mi ha lasciata a vivere in una grotta
al buio della mia solitudine
posso solo sognare ciò che ho visto e sapere che esiste.

L'amore mi veste
poi mi sveste e si porta via i suoi abiti
lasciandomi nuda...
Li riporta al loro posto.

Cuore di farfalla.

I petali dei fiori
cadono soli
strappati 
dalla loro stessa
tenerezza.

Giulia 

Quadro dipinto su vetro da Giulia

SONO PERICOLOSE IN CASO D'URTO ?


Il fatto che la vetrata sia un mosaico di tessere di vetro la rende più resistente alla rottura, perché più elastica.
Le tessere sono generalmente piccole, lo stagno che le contorna non ne permette la caduta in caso d'urto.


Laboratorio Vetro in Arte - Stresa

Non sarà troppo da chiesa?


Spesso si teme che inserendo un vetro artistico nel proprio appartamento, l'abitazione prenda i connotati di una cattedrale.
Questo sicuramente perché le vetrate sono state utilizzate moltissimo nelle chiese e lo sono ancora. Addirittura si parla di vetrata cattedrale, mentre sarebbe più corretto dire "vetro cattedrale".
L'utilizzo delle vetrate nelle cattedrali nordiche era necessario, sia per raccogliere più luce possibile, sia per diminuire il peso che le fondamenta dovevano sorreggere.
Ma la collocazione nelle abitazioni private cambia il concetto d'uso, i disegni diventano più leggeri e sobri seguendo linee più armoniche in sintonia con l'arredamento.

LA LAVORAZIONE TIFFANY

"Tiffany" è una particolare tecnica creata da Louis Confort Tiffany, pittore e vetraio fra i principali esponenti dell'Art Noveau di fine ottocento.

Questa tecnica consiste nel tagliare forme di vetro ( anche di piccole dimensioni ) molarle con l'uso di una mola ad acqua e nastrarle con una sottile lamina di rame od ottone cosparsa di colla di pesce per farla aderire al vetro.

Unendo i pezzi come un puzzle si compone il lavoro definitivo che verrà saldato con una lega di stagno, argento e piombo.

La saldatura può essere brunita ( anticata ) con speciali acidi ossidanti che creano un effetto molto simile alle vetrate a piombo medievali.

E' una lavorazione molto "fine" con cui si ottengono risultati accurati e armoniosi, non raggiungibili con il piombo classico.

Giulia


Tutta la pubblicazione successiva fa parte della mia Tesi conclusiva della Scuola d'Arte frequentata. 1996.

STORIA DEL VETRO

In Europa nel primo medioevo le botteghe dei maestri vetrai sorgevano in località situate vicino a grandi foreste dalle quali traevano il combustibile necessario per fondere il materiale, soprattutto le felci, una volta incenerite davano origine alla potassa necessaria per la formazione del vetro.


Per questo la varietà tedesca di vetro in quel tempo (fra il verde ed il giallo-bruno) fu chiamata “vetro di foresta” mentre quella francese prese il nome di “vetro di felce”.


Nell'Asia Minore e in Egitto, intanto il livello dell'arte vetraria restava altissimo, vasi, bottiglie, coppe, piatti erano formati seguendo un sistema molto simile a quello che doveva far diventare poi famosa nel mondo l'arte dei vetri muranesi (quando il vetro era in stato di fusione si dava all'oggetto la forma desiderata usando delle lunghe pinze).


La decorazione veniva eseguita in un secondo momento applicando filamenti di vetro dello stesso colore o contrastante oppure si utilizzava la tecnica dell'intaglio; già nota da secoli sia a Roma che in Asia Minore.


L'arte islamica del vetro favoriva una grandissima utilizzazione del colore a scopo decorativo.

Il sistema usato era questo:
Smalti composti da materiali colorati a punto di fusione bassa, venivano stesi in uno o più strati sull'oggetto da decorare e poi fissati mediante una seconda cottura in forno (come ancora si fa oggi).


Considerevoli, tra i tanti oggetti che ci sono giunti intatti, sono alcune grandi lampade destinate ad illuminare le moschee, decorate con versetti del Corano datati fra il XII e il XIV secolo.


Il fatto che venivano sistemate molto alte sul soffitto, lontane dalle mani di chiunque, ha favorito la loro conservazione attraverso tanti secoli.
Giulia - (continua)


LE VETRATE DIPINTE

In Oriente, fra il X e il XIII secolo, si afferma un ramo particolare della vetreria, prima quello che riguarda le vetrate dipinte ed applicate sulle lunghissime e strette finestre e sui rosoni delle grandi chiese romaniche e poi su quelle gotiche.

Rapidamente la vetrata policroma istoriata con particolari della vita o dei miracoli di personaggi e santi si diffuse in tutta l'Europa attraverso gli ordini religiosi, in modo particolare attraverso i Benedettini che la usarono per tutte le loro chiese ed abbazie chiamando alcune volte illustri pittori per collaborare con i maestri vetrai per la realizzazione di opere stupende.
Fra le vetrate di chiese antiche, vi ricordo quelle della Cattedrale di Poitiers in Francia; risalgono al 1165 D.C. Circa.
Giulia - (continua)


Cattedrale gotica di Exeter Cornovaglia.

CHE COSA E' IL VETRO

In senso teorico è un materiale solido, amorfo (privo di forma), trasparente, ottenuto ad alta temperatura (1200/1500 C° - 1700 vetri speciali) un miscuglio di sabbia silicea e due basi, di cui una deve essere alcalina (viene impiegata soda) e l'altra un alcare terrosa (si impiega un calcare che deponendolo nel forno dà ossido di calcio e libera anidride carbonica) o un ossido di metallo pesante (piombo o zinco) e si lascia poi solidificare lentamente la massa liquida ottenuta.

A questi tre componenti essenziali vengono poi amalgamate altre sostanze con funzioni di fondenti, stabilizzanti, ossidanti, ecc.

Molto importante è anche la decolorazione del vetro che data la presenza inevitabile di alcuni sali ferrosi, si presenterebbe verdastra, (vedi le bottiglie che si usavano un tempo per imbottigliare il vino) si ripara a questo aggiungendo del biossido di manganese (comunemente chiamato sapone dei vetrai) che ossidando elimina l'inconveniente.

Il vetro così definito è detto vetro comune o vetro solido calcico. La sua composizione è molto variabile ma in media rappresentabile come segue:

SI -02=75% = NA 2 0=15% = CAO =10%

Oggi si producono almeno un migliaio di vetri diversi, destinati agli usi più disparati. Ne cito alcuni che più frequentemente si incontrano nelle applicazioni correnti.

IL VETRO CRISTALLO è un vetro di notevole brillantezza e trasparenza, nella sua lavorazione si impiegano ossidi di piombo e di potassio.

IL PIREX è un vetro borosilicato, particolarmente apprezzato per la sua resistenza meccanica e di calore.

IL VETRO DI JENA è di qualità particolarmente controllata, è un vetro contenente ossidi di zinco, bario e manganese ed è molto adatto alla fabbricazione di strumenti scientifici.

IL VETRO OPALINO è ottenuto realizzando una sospensione di piccole particelle nella massa base; poiché le particelle hanno un indice di rifrazione diverso da quello della matrice vetrosa, la luce viene diffusa e si ottiene un aspetto lattescente.

Giulia - (continua)



PRODUZIONE DEL VETRO FUSIONE

I fori per la fusione del vetro sono di due tipi, continui a bacino per grandi produzioni o discontinui a crugiolo per produzioni non rilevanti o a carattere qualitativo, normalmente essi sono riscaldati bruciando dei gas.

La fabbricazione degli oggetti in vetro può essere fatta a caldo (caso più frequente) o a freddo.

La lavorazione a caldo si effettua sulla massa vetrosa uscente dai forni e può essere automatica (riduzione in continuo di lastre, tubi, ecc.) o manuale, quest'ultima è oggi relativa a produzioni a carattere artistico o su scala artigianale.

L'operatore preleva sulla punta di un tubo una porzione di vetro fuso semiraffreddato e soffiando nel tubo aiutandosi con speciali utensili o stampi, provvede a formare uno per uno gli oggetti.

Sempre a caldo il vetro può essere stampato per ottenere oggetti come bicchieri, vasellami e simili. Gli oggetti in vetro lavorati a caldo devono essere cotti di nuovo per eliminare le tensioni interne che si creano nella massa per effetto del raffreddamento. L'artigiano si avvale in seguito delle tecniche di molatura e smerigliatura.

VETRO CEMENTO materiale composito ottenuto annegando nel calcestruzzo delle formelle di vetro; in tal modo si ottengono delle lastre impiegabili per lucernai, divisori, ecc. Può divenire addirittura strutturale nell'edilizia una volta armato.

VETRO ORGANICO termine corrente, ma estremamente improprio con il quale vengono indicate alcune resine (acriliche e viniliche) con le quali è possibile colare lastre o stampare oggetti di vario genere di aspetto molto simile ai prodotti in vetro vero.

Giulia - (continua)



Vetrofusione

LA MEMORIA DEGLI OGGETTI

Degli oggetti d'uso comune pochi sono giunti intatti sino a noi.

Possiamo però avere un'idea delle forme più in uso osservando le miniature, i dipinti, gli affreschi che venivano rappresentati con ricchi dettagli.

Così sappiamo che in epoca merovingia in Francia erano di moda le coppe fornite di piede, certe bottiglie dal collo molto lungo e dal corpo rotondeggiante, bicchieri conici ma con fondo piatto; in Germania nello stesso periodo si fabbricavano bicchieri conici con base molto stretta e decorazioni applicate a forma di piccole gocce.

Numerosi sono i trattati scritti sull'arte datati all'età medioevale, tutti interessanti per lo studio delle tecniche usate e la storia del costume.

Anche per l'età gotica sono pochi gli oggetti che possiamo studiare, numerose sono però le fonti iconografiche alle quali attingere.

In Francia grandi centri di produzione sorgevano in Lorena, in Normandia, in Provenza, presso i Pirenei, mentre l'arte vetraria assumeva una sua altissima dignità e grande amore tanto da assicurare a quanti la praticavano con particolare maestria il titolo nobiliare di "gentil homme verrier".

Giulia - (continua)


ARTE A VENEZIA

Un grande avversario si presentò all’orizzonte dei maestri vetrai francesi agli albori del Rinascimento; l’Italia.

Questa volta però non erano gli artigiani di Roma che si affacciavano alla storia dell’arte ma quelli fino allora quasi sconosciuti di una città giovane, sorta come per incanto sulle sponde dell’Adriatico; Venezia.


A Venezia erano affluiti nel corso del medioevo maestri vetrai e mosaicisti dell’Asia Minore, con l’incarico di fare della città una delle meraviglie del mondo.

Molti avevano lavorato per un certo periodo e poi erano tornati in patria, ma molti altri avevano preso dimora

stabile aprendo botteghe frequentate da allievi volenterosi, intelligenti e amanti del bello.

Non tardarono a diventare più abili dei loro insegnanti in tutte le arti decorative.


Costretti a rifugiarsi nell’isola di Murano a causa degli incendi violenti che spesso divampavano nei quartieri cittadini in cui avevano aperto le loro fornaci e botteghe.

Orientali prima e veneziani dopo, fecero dell’isola uno dei centri più splendidi del mondo, da surclassare perfino le grandi scuole alessandrine e romane.


La Serenissima Repubblica veneta cercò a lungo di impedire che i segreti della lavorazione del vetro uscissero dallo stato, i maestri non potevano assolutamente andare a lavorare fuori dal loro territorio, pena gravissime sanzioni.

Ma, vi era sempre qualcuno che riusciva a eludere la stretta sorveglianza messa in atto alle frontiere.

Quindi i segreti muranesi diventarono di pubblico dominio per centinaia di allievi che accorrevano nelle botteghe che i maestri veneti aprivano in Europa; Inghilterra, Paesi Bassi, Liegi, Francia, Spagna e Portogallo.

Solo la Germania restò estranea a lungo a questo fenomeno per un motivo molto pratico, il vetro tedesco era di natura ben diversa da quello veneto perché veniva ricavato dalla potassa ottenuta con le ceneri del legno che abbondava in quelle regioni ricche di foreste, mentre la soda usata dai maestri muranesi proveniva dalle ceneri di piante marine, con l’aggiunta di piccole quantità di biossido di manganese che eliminava scorie e impurità, questo assicurava la limpidezza e una purezza eccezionale al prodotto.

Verso la fine del XVI secolo, un tedesco, Caspar LEHMANN, portò a splendere l’arte di intagliare il vetro nel suo paese, spingendo i suoi connazionali a cercare una qualità di vetro più pura e più limpida.

Nel XVII secolo fiorirono in Germania scuole ad altissimo livello; foggiavano degli stupendi oggetti in gara con la nostra Murano e il veneto in genere.


Giulia (continua)


IL GOTICO FRANCESE

Chartres, Parigi, Reims, Laon, Amiens, Rouen, Bayeux, Evreux, sono le otto Cattedrali gotiche francesi, dedicate a Notre-Dame, la Vergine Santa e tutte costruite verso il 1130.

Congiungendo i punti delle città dove sono state costruite, si traccia sulla mappa il disegno della costellazione della Vergine ( Segno zodiacale ).

Si dice che nel 1118 nove cavalieri francesi

Partirono per Gerusalemme; non erano crociati, né pellegrini e nemmeno monaci.

Davanti al re di Gerusalemme, Baldovino II fecero voto di povertà, castità e obbedienza.

La loro missione era segreta.

In loco i cavalieri si misero a guardia del luogo su cui era sorto il tempio di Re Salomone.

Furono detti cavalieri del tempio o templari.

Ma da chi furono inviati a Gerusalemme? E perché?

I Templari dovevano scoprire una legge più misteriosa e segreta, non proclamata, ma che deteneva la saggezza e la potenza.

Possedere queste Tavole significava avere conoscenza delle norme, delle misure e dei numeri che regolavano il mondo.

Le Antiche Scritture parlano in più punti di questa Tavola della Legge che Mosè custodì e nascose e che Salomone il re della saggezza ebbe la fortuna di possedere nel proprio tempio.

I Templari tentarono di ritrovarle.

Papi, Re, Imperatori avevano organizzato diverse battute in Terra Santa, in Persia, in India e persino in Cina.

Lo stesso Luigi Re di Francia inviò esploratori in Abissinia.

Ma tutti fallirono.

Anche i Templari?

La loro missione era segreta e segreto è rimasto l’esito.

Nessuno ha le prove che i Templari abbiano trovato le Tavole delle Leggi.

Però un dubbio esiste, perché, dieci anni dopo, nel 1128, ritornarono in Francia, si presentarono al Concilio di Troyes e chiesero di entrare nell’ordine religioso.

Due anni dopo iniziarono le costruzioni delle Cattedrali Gotiche.

Ancora non si spiega perché proprio a Chartres, piccolo villaggio di cinquemila contadini; fu il più ardito luogo di culto.

Inspiegabilmente contadini, pecorai e pastori si trasformarono in muratori, carpentieri e vetrai.

In queste Chiese vi sono migliaia di statue, di scene rappresentative, di dipinti in cui si racconta la storia dell’uomo, di Dio, di Gesù, dalla nascita alle sue glorie.

Ma non c’è una sola vetrata o una statua che raffiguri la crocefissione.

I Templari rifiutavano di ammettere che l’uomo crocifisso da Pilato fosse il loro vero Cristo.

La scienza tenta di dare una spiegazione.

Giulia (continua)


IL MISTERO DELLE CATTEDRALI

Forse quello era solo un posto dedicato alle preghiere.

O forse uomini primitivi e poi quelli pre-cristiani sapevano leggere nel cielo, orientarsi col sole e le stelle, forse con una sensibilità maggiore della nostra.

Guidati da un istinto cosmico “tenta di spiegare la scienza”.

Chartres e le altre cattedrali che ripetono il segno della vergine, sorgono dove i pagani veneravano una statua di legno che rappresentava una madre col bambino, questo era il culto della terra madre chiamata anche “la Vergine che partorirà”.

A Chartres i Druidi ne fecero il centro della loro religione prima ancora che fosse nato il cristianesimo e la venerazione della Vergine Nostra Signora, fu tramandata di secolo in secolo.

La statua era collegata nella cripta più sotterranea del tempio, pellegrini valicavano monti e paludi per pregarla.

L’età e il fumo delle ceneri l’annerì.

In seguito fu nominata “Vergine Nera”.

Quando i primi cristiani giunsero a Chartres, trovarono in quella grotta la prima Vergine col Bambino, conservarono statua e cripta e sopra vi eressero un tempio cristiano.

Scendendo nella grotta pagana abbiamo 37 mt. di profondità e 37 mt. è anche la volta eretta sopra il pozzo druido.

Nei portali della cattedrale vi è una scultura che riproduce il modello della Vergine Nera e lo stesso su una vetrata.

I costruttori di queste cattedrali si tramandavano da generazione in generazione i segreti delle soluzioni tecniche, l’armonia, la scienza dei calcoli impossibili, per imbrigliare spinte e controspinte, ogive, archi e volte.

Gli architetti che costruirono quelle opere, parevano possedere un segreto e una scienza che non erano dell’occidente.

Per realizzare una volta gotica dovettero inventare una geometria che permettesse, su un semplice disegno, le interpretazioni dei volumi e dei vuoti, l’accordo di spinte e di resistenze.

I muratori, i vetrai, gli scalpellini che eseguirono le opere erano maestri e venivano raggruppati in confraternite perché da loro non trapelasse nessun segreto.

In ogni cattedrale vi era un numero magico.

Scienziati moderni hanno cercato di scoprirlo con calcoli trigonometrici.

Si è trovato che Chartres (37 mt. lunghezza del coro e 14 di larghezza, la volta è alta 37 mt. la navata è lunga 74 mt.) ha tutti numeri che sono multipli di 0,37 e questo numero è esattamente la centomillesima parte del grado del parallelo che passa per la città di Chartres.

REIMS

E’ situata 49 gradi di latitudine nord con un grado di parallelo di 71 Km, l’unità di misura è di 1.42, la lunghezza della Cattedrale di Reims è di 142 mt, cioè il doppio di 71, il suo multiplo.

AMIENS

E’ A 49,51 di latitudine, parallelo di 70 Km, ebbene l’altezza della volta è di 70 volte 0,70 mt e la lunghezza dei transetti di 70 mt.

I costruttori di quelle cattedrali conoscevano a tal punto il globo terrestre da poter scegliere la misura più idonea dei loro monumenti in modo da rispettare un’armonia tra leggi matematiche, geografiche e astronomiche?

Da dove proveniva quella loro scienza?

La Vergine Nera delle vetrate di Chartres la chiamavano Sant’Anna che tiene in braccio la Vergine Bambina, Anna ha il volto nero e tre gigli bianchi a 5 punte.

Il nero e il bianco simboleggiano il passaggio dalla putrefazione della materia alla rinascita, mentre il numero 5 dei petali è il simbolo della donna; ma Anna come madre della madre è anche il simbolo della madre terra.

Il rosone formato da 8 fiori con 8 petali, l’otto (disposto orizzontalmente) Infinito-Eternità.

La rotazione delle rose simboleggia il passaggio dello stato di imperfezione materiale a quello di completezza spirituale.

I colori dei vetri nascondono un linguaggio.

Il nero è il disordine.

Il bianco la purezza.

Il rosso la perfezione.

La loro disposizione simboleggia il passaggio dell’uomo dalla materia alla perfezione.

I rosoni delle Cattedrali gotiche rappresentano il “viaggio” dell’uomo verso la trasformazione, la ricerca di una nuova identità.

Colori, figure, disegni, hanno un loro segreto intimo che i vetrai avevano appreso dagli alchimisti orientali, che a loro volta avevano imparato da popoli e culture millenarie.

Ancora qualche colore di rito.

IL NERO le tenebre, l’assenza della luce, la morte dell’uomo, il colore del caos dove tutto è confuso.

IL BIANCO come l’alba segue la notte, la luce dopo le tenebre, il colore della purezza e dell’innocenza.

IL GIALLO colore della trasformazione.

IL ROSSO colore del fuoco che brucia la materia.

Basta fissarli intensamente, quando la luce del sole li accende, perché una strana magia li metta in movimento.

E’ facile suggestione essere trasportati.

Sul pavimento delle cattedrali gotiche è rappresentato un labirinto.

Per i pellegrini che lo percorrevano sostituiva il pellegrinaggio in Terra Santa, ma significa anche il cammino dell’uomo verso la salvezza, non è un vero labirinto, ma un percorso obbligatorio segnato da cubetti di marmo blu e bianco.

Questi percorsi venivano nel passato guidati dallo stesso Vescovo a piedi nudi nel periodo di maggiori tensioni di correnti magnetiche (famosi girotondi di Pasqua).

Questo non per penitenza, ma perché il contatto con la Terra percorsa dalle correnti benefiche fosse più diretto.

Queste specie di danze finivano sempre al centro del labirinto, lì dove l’uomo cadeva stremato, ma anche trasformato.

E tante volte gli ammalati si rialzavano guariti nel corpo e sempre nello spirito.

Giulia (continua).


Madonna Nera di Chartres
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