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venerdì 1 giugno 2012



LA LUNA DI GIORNO

La luna di giorno
è una pupilla di vetro
immersa in un occhio celeste

Traspare cogliendo
le ultime stelle
che bucano un manto cobalto

Lucciole spente nella cesta dei sogni
da donare alla notte

La luna di giorno è il bavaglio del cielo
Inamidato e candido

La crema di burro nella scodella del mondo

È l´ala dei cirri

La piuma dell´angelo caduta nel vuoto

Il lieve assopirsi di una colomba

La luna di giorno è una pagina bianca
dove scrivon le fate
con pennini d´argento
di favole perse mai raccontate

È come pioggia nei boschi
Una bimba che conta
dietro la scorza di un albero

Così le gemme nascoste
escono e corrono
attraverso un cielo di sogni
come ali di piume sottili
verso la libera tana

La luna di giorno
è un granaio di fiori

È un ricciolo avena
in un campo che danza

E’ un amo sottile
una piccola lacrima
nascosta dal tempo
dove appendere il cuore.

Giulia

37 commenti:

  1. Quant'è bella Giulia! È come un ricamo, in cui le parole sono tocchi di ago magistrali.... L'ho letta d'un fiato e poi son tornata a leggerla, e a succhiarne l'emozione. Bellissima la strofa finale: un ramo sottile...una piccola lacrima ....dove appendere il cuore. Hai scritto una lirica eccellente. I miei complimenti, e, naturalmente il mio abbraccio.

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  2. Grazie cara Paola,
    questa è una poesia particolare per me e sono felice che ti sia piaciuta tanto, nata in un momento speciale nello stupore e incanto nonchè interrogazione di come fosse possibile vedere quest'astro in pieno cielo azzurro, poichè tante liriche a lei dedicate in cielo notturno ne han decantato l'immagine, nella mia fantasia mi pareva giusto onorarla nel suo non meno splendore di giorno.
    Questa poesia è stata già pubblicata in due antologie collettive e ha avuto il 5° posto assoluto in un concorso letterario internazionale, mi ha dato molte gratificazioni, ora ho deciso di pubblicarla anche nel mio blog.
    Un grande abbraccio e buon fine settimana.
    Giulia

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    1. Cara Giulia, ho riletto con piacere questa poesia da Gianna e mi è venuto il desiderio di possederla, nella mia antologia "Fiori del mio giardino". Ti chiedo il permesso di pubblicarla, col tuo link ovviamente. In attesa del tuo consenso, ti abbraccio e ti auguro una buona giornata

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  3. E' stupenda, carezzevole, emozionante!

    La pubblico, Giulia.

    Grazie!

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  4. Questa lirica suona come una musica dolce e armoniosa che riempie l'anima di una gioia leggera. E' molto bella.

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  5. ciao..che bella poesia..mi piace molto anche questa frase
    La luna di giorno
    è un granaio di fiori
    davvero fa pensare a un sogno colorato..
    ciao..luigina

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  6. Grazie cara Gianna,
    è un piacere, sono contenta!
    Un saluto
    Giulia

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  7. Grazie cara Ambra
    per il gradito commento
    un saluto
    Giulia

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  8. Grazie Luigina,
    sei molto gentile, parole delicate!
    un saluto
    Giulia

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  9. Ciao Guilia
    Innanzitutto, ti lascio il mio plauso per la tua poesia che ha l'incanto della fiaba, il candore della neve e la musica di un violino.
    Sono andata a leggere le altre, tutte molto belle. Quest'ultima, però, ha un'espressione diversa. Forse dettata da un particolare momento della vita...da una particolare emozione.

    Ho letto dal tuo profilo che ora non abiti più in Italia. Sono contenta che esista il blog. In questo modo continui a tenere i contatti con le proprie radici...e noi, a godere delle tue rime.
    Ciaoooooooooo
    Rosetta/mimosa49

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  10. ti ho ritrovato da Gianna,mi sono scritta tra i tuoi amici,ma forse lo ero già e ti avevo perso,sono passata da te per dirti che questa poesia mi ha letteralmente incantato,immagini bellissime e versi pieni di armonia,brava,brava.Spero di non perderti di vista,tornerò con calma a leggere le altre poesie.
    Se ti va ,spero che tu faccia altrettanto con le mie,ciao,Giulia

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  11. Ciao Mimosa,
    grazie del bellissimo commento!
    Il mio stile di scrittura è poliedrico, cambia a seconda della mia impostazione mentale e non lo so spiegare, succede semplicemente!
    Ho lasciato l'Italia perchè solo all'estero ho avuto possibilità lavorative, avrei lasciato comunque la casa in cui vivevo dopo la mancanza del mio adorato Piumino, il mio gatto!
    E' un piacere il tuo passaggio, che ricambio volentieri.
    Un saluto
    Giulia

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  12. Bentornata Gabe,
    ti ritrovo con piacere, certo che passo da te, in questo mondo fantastico prima o poi ci si ritrova sempre!
    Un saluto
    Giulia

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  13. stupenda e complimenti.
    ciao ciao
    emm

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  14. Ho letto questa fantastica poesia sulla vetrina di Gianna (dove ho lasciato un mio commento) e sono venuto subito ad unirmi al tuo blog. Potrò così venire con più calma (pausa pranzo finita!) a leggere qualcos'altro. Ciao e se ti va passa da me "Vita e Poesia". Buon fine settimana.

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  15. Non voglio leggere i commenti degli altri, prima voglio scrivere il mio ... poi li leggerò.
    Forse la sento, mi è più comprensibile questa tua poesia, questo tuo vedere e sentire, forse perchè solo l'altra mattina ho visto la tua e la mia luna ... era di giorno ed era illuminata dal sole ... la trovavo fuori posto, un vedere la luna - insolito: lei, si sentiva persa in quel cielo azzurro e senza le stelle!
    "Lucciole spente nella cesta dei sogni" ...
    Forse, si credeva una stella e si era dimenticata di spegnersi ... forse voleva competere col sole ... poi ho pensato che la luna é più bella ... bellissima guardarla di notte: la notte richiama il sonno e col sonno arrivano i sogni...
    Giulia, un bacione.

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  16. Salve Giulia, è merito di Gianna se ci siamo incontrate....il tuo modo di porti è delicato e forte perchè lasci un'impronta indelebile nel cuore. Mi sono appena unita ai tuoi follower e se ti fa piacere ti aspetto nel mio angolo virtuale. Ciao!
    http://valzerdiemozioni.blogspot.it

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  17. Ciao cara Paola,
    permesso accordato con piacere!
    Un abbraccio
    Giulia

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    1. Grazie Giulia, prendo la tua stupenda poesia per il mio blog-antologia( Fiori del mio giardino) ... è un fiore troppo bello per lasciarlo andare. Un bacio grande e buon fine settimana

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  18. Ciao Emm
    ringraziamenti vivissimi!
    Un saluto
    Giulia

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  19. Ciao Pino,
    molto gentile, ho letto il tuo commento da Gianna e ti ringrazio, passo da te senz'altro a leggerti con piacere!
    Un saluto
    Giulia

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  20. Grazie Serena,
    la luna mi affascina sia di notte che di giorno, le sensazioni sono diverse, la sua immagine è diversa, il suo magnetismo mi accompagna o cattura, poichè domina il mio segno!
    Un abbraccio
    Giulia

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  21. Piacere di conoscerti Simo,
    ti ringrazio del gradito commento, passo senz'altro da te e mi aggiungo!
    Un saluto
    Giulia

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  22. Ed io il mio cuore lo appendo a questa straordinaria e bellissima poesia!
    Ciao Giulia, sei davvero bravissima!
    Sorridente giornata!

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  23. Una lirica armoniosa e leggera che ti immerge e ti trasporta.
    Ciao Rakel

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  24. Mi lusinghi Sciarada!!
    Ma mi fa un "sacco" piacere...
    Buon fine settimana
    Giulia

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  25. Benvenuta Rakel,
    e tantissimi grazie per il commento lasciato!
    Buon fine settimana
    Giulia

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  26. Grazie Paola,
    ora sono di corsa, ma passerò con calma a visitare il tuo giardino!
    Buon fine settimana anche a te.
    Bacioni
    Giulia

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  27. è interessante notare come la tua poesia si intoni perfettamente con lo sfondo del tuo blog. è una strana magia quella che si è creata, quindi doppi complimenti da parte mia che ti leggo per la prima volta!

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  28. Ciao, passavo per un saluto e...sul mio blog festeggio qualcosa di eccezionale! mi piacerebbe che le amiche e gli amici come te passassero! Ciao e buona giornata! ...non mancare e...ovviamente è invitato chiunque legga quest'invito!

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  29. Ciao Giulia. Ho letto ora la tua poesia sul blog di Paola e non ho potuto fare a meno di venire anche qui, a casa tua, per ripeterti il mio grazie personalmente. E' una di quelle poesie che non ci si stanca mai di leggere e rileggere. Ci sono delle immagini straordinarie e una leggerezza che rimane dentro...
    Ciao

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  30. Giulia.....passare dal tuo blog e vivere dolcemente a mezz'aria , è la stessa cosa....
    Mi sento libera nello spazio e anch'io sospesa nel firmamento o danzante tra i fiori.....Bello, bello, bello....

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  31. Talmente bella da essere sospesi nel cielo, danzando insieme ad essa...Molto brava!

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  32. "La luna di giorno è il bavaglio del cielo inamidato e candido" (...) "La luna di giorno è una pagina bianca dove scrivon le fate con pennini d'argento di favole perse mai raccontate"... Secondo me questi sono i versi più belli della poesia perché esprimono al meglio la purezza della luna... Mi è entrata nel cuore anche l'idea delle fate che scrivono con pennini d'argento... Brava Giuliana, tutto ciò è incantevole.

    Stéphanie Lugaldo

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  33. Ciao Giulia, non torni più? Ti lascio un caro saluto e spero di rileggerti

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  34. Bellisma poesia . Buona giornata

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  35. Il testo è davvero molto bello complimenti
    Maurizio

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Quadro dipinto su vetro da Giulia

SONO PERICOLOSE IN CASO D'URTO ?


Il fatto che la vetrata sia un mosaico di tessere di vetro la rende più resistente alla rottura, perché più elastica.
Le tessere sono generalmente piccole, lo stagno che le contorna non ne permette la caduta in caso d'urto.


Laboratorio Vetro in Arte - Stresa

Non sarà troppo da chiesa?


Spesso si teme che inserendo un vetro artistico nel proprio appartamento, l'abitazione prenda i connotati di una cattedrale.
Questo sicuramente perché le vetrate sono state utilizzate moltissimo nelle chiese e lo sono ancora. Addirittura si parla di vetrata cattedrale, mentre sarebbe più corretto dire "vetro cattedrale".
L'utilizzo delle vetrate nelle cattedrali nordiche era necessario, sia per raccogliere più luce possibile, sia per diminuire il peso che le fondamenta dovevano sorreggere.
Ma la collocazione nelle abitazioni private cambia il concetto d'uso, i disegni diventano più leggeri e sobri seguendo linee più armoniche in sintonia con l'arredamento.

LA LAVORAZIONE TIFFANY

"Tiffany" è una particolare tecnica creata da Louis Confort Tiffany, pittore e vetraio fra i principali esponenti dell'Art Noveau di fine ottocento.

Questa tecnica consiste nel tagliare forme di vetro ( anche di piccole dimensioni ) molarle con l'uso di una mola ad acqua e nastrarle con una sottile lamina di rame od ottone cosparsa di colla di pesce per farla aderire al vetro.

Unendo i pezzi come un puzzle si compone il lavoro definitivo che verrà saldato con una lega di stagno, argento e piombo.

La saldatura può essere brunita ( anticata ) con speciali acidi ossidanti che creano un effetto molto simile alle vetrate a piombo medievali.

E' una lavorazione molto "fine" con cui si ottengono risultati accurati e armoniosi, non raggiungibili con il piombo classico.

Giulia


Tutta la pubblicazione successiva fa parte della mia Tesi conclusiva della Scuola d'Arte frequentata. 1996.

STORIA DEL VETRO

In Europa nel primo medioevo le botteghe dei maestri vetrai sorgevano in località situate vicino a grandi foreste dalle quali traevano il combustibile necessario per fondere il materiale, soprattutto le felci, una volta incenerite davano origine alla potassa necessaria per la formazione del vetro.


Per questo la varietà tedesca di vetro in quel tempo (fra il verde ed il giallo-bruno) fu chiamata “vetro di foresta” mentre quella francese prese il nome di “vetro di felce”.


Nell'Asia Minore e in Egitto, intanto il livello dell'arte vetraria restava altissimo, vasi, bottiglie, coppe, piatti erano formati seguendo un sistema molto simile a quello che doveva far diventare poi famosa nel mondo l'arte dei vetri muranesi (quando il vetro era in stato di fusione si dava all'oggetto la forma desiderata usando delle lunghe pinze).


La decorazione veniva eseguita in un secondo momento applicando filamenti di vetro dello stesso colore o contrastante oppure si utilizzava la tecnica dell'intaglio; già nota da secoli sia a Roma che in Asia Minore.


L'arte islamica del vetro favoriva una grandissima utilizzazione del colore a scopo decorativo.

Il sistema usato era questo:
Smalti composti da materiali colorati a punto di fusione bassa, venivano stesi in uno o più strati sull'oggetto da decorare e poi fissati mediante una seconda cottura in forno (come ancora si fa oggi).


Considerevoli, tra i tanti oggetti che ci sono giunti intatti, sono alcune grandi lampade destinate ad illuminare le moschee, decorate con versetti del Corano datati fra il XII e il XIV secolo.


Il fatto che venivano sistemate molto alte sul soffitto, lontane dalle mani di chiunque, ha favorito la loro conservazione attraverso tanti secoli.
Giulia - (continua)


LE VETRATE DIPINTE

In Oriente, fra il X e il XIII secolo, si afferma un ramo particolare della vetreria, prima quello che riguarda le vetrate dipinte ed applicate sulle lunghissime e strette finestre e sui rosoni delle grandi chiese romaniche e poi su quelle gotiche.

Rapidamente la vetrata policroma istoriata con particolari della vita o dei miracoli di personaggi e santi si diffuse in tutta l'Europa attraverso gli ordini religiosi, in modo particolare attraverso i Benedettini che la usarono per tutte le loro chiese ed abbazie chiamando alcune volte illustri pittori per collaborare con i maestri vetrai per la realizzazione di opere stupende.
Fra le vetrate di chiese antiche, vi ricordo quelle della Cattedrale di Poitiers in Francia; risalgono al 1165 D.C. Circa.
Giulia - (continua)


Cattedrale gotica di Exeter Cornovaglia.

CHE COSA E' IL VETRO

In senso teorico è un materiale solido, amorfo (privo di forma), trasparente, ottenuto ad alta temperatura (1200/1500 C° - 1700 vetri speciali) un miscuglio di sabbia silicea e due basi, di cui una deve essere alcalina (viene impiegata soda) e l'altra un alcare terrosa (si impiega un calcare che deponendolo nel forno dà ossido di calcio e libera anidride carbonica) o un ossido di metallo pesante (piombo o zinco) e si lascia poi solidificare lentamente la massa liquida ottenuta.

A questi tre componenti essenziali vengono poi amalgamate altre sostanze con funzioni di fondenti, stabilizzanti, ossidanti, ecc.

Molto importante è anche la decolorazione del vetro che data la presenza inevitabile di alcuni sali ferrosi, si presenterebbe verdastra, (vedi le bottiglie che si usavano un tempo per imbottigliare il vino) si ripara a questo aggiungendo del biossido di manganese (comunemente chiamato sapone dei vetrai) che ossidando elimina l'inconveniente.

Il vetro così definito è detto vetro comune o vetro solido calcico. La sua composizione è molto variabile ma in media rappresentabile come segue:

SI -02=75% = NA 2 0=15% = CAO =10%

Oggi si producono almeno un migliaio di vetri diversi, destinati agli usi più disparati. Ne cito alcuni che più frequentemente si incontrano nelle applicazioni correnti.

IL VETRO CRISTALLO è un vetro di notevole brillantezza e trasparenza, nella sua lavorazione si impiegano ossidi di piombo e di potassio.

IL PIREX è un vetro borosilicato, particolarmente apprezzato per la sua resistenza meccanica e di calore.

IL VETRO DI JENA è di qualità particolarmente controllata, è un vetro contenente ossidi di zinco, bario e manganese ed è molto adatto alla fabbricazione di strumenti scientifici.

IL VETRO OPALINO è ottenuto realizzando una sospensione di piccole particelle nella massa base; poiché le particelle hanno un indice di rifrazione diverso da quello della matrice vetrosa, la luce viene diffusa e si ottiene un aspetto lattescente.

Giulia - (continua)



PRODUZIONE DEL VETRO FUSIONE

I fori per la fusione del vetro sono di due tipi, continui a bacino per grandi produzioni o discontinui a crugiolo per produzioni non rilevanti o a carattere qualitativo, normalmente essi sono riscaldati bruciando dei gas.

La fabbricazione degli oggetti in vetro può essere fatta a caldo (caso più frequente) o a freddo.

La lavorazione a caldo si effettua sulla massa vetrosa uscente dai forni e può essere automatica (riduzione in continuo di lastre, tubi, ecc.) o manuale, quest'ultima è oggi relativa a produzioni a carattere artistico o su scala artigianale.

L'operatore preleva sulla punta di un tubo una porzione di vetro fuso semiraffreddato e soffiando nel tubo aiutandosi con speciali utensili o stampi, provvede a formare uno per uno gli oggetti.

Sempre a caldo il vetro può essere stampato per ottenere oggetti come bicchieri, vasellami e simili. Gli oggetti in vetro lavorati a caldo devono essere cotti di nuovo per eliminare le tensioni interne che si creano nella massa per effetto del raffreddamento. L'artigiano si avvale in seguito delle tecniche di molatura e smerigliatura.

VETRO CEMENTO materiale composito ottenuto annegando nel calcestruzzo delle formelle di vetro; in tal modo si ottengono delle lastre impiegabili per lucernai, divisori, ecc. Può divenire addirittura strutturale nell'edilizia una volta armato.

VETRO ORGANICO termine corrente, ma estremamente improprio con il quale vengono indicate alcune resine (acriliche e viniliche) con le quali è possibile colare lastre o stampare oggetti di vario genere di aspetto molto simile ai prodotti in vetro vero.

Giulia - (continua)



Vetrofusione

LA MEMORIA DEGLI OGGETTI

Degli oggetti d'uso comune pochi sono giunti intatti sino a noi.

Possiamo però avere un'idea delle forme più in uso osservando le miniature, i dipinti, gli affreschi che venivano rappresentati con ricchi dettagli.

Così sappiamo che in epoca merovingia in Francia erano di moda le coppe fornite di piede, certe bottiglie dal collo molto lungo e dal corpo rotondeggiante, bicchieri conici ma con fondo piatto; in Germania nello stesso periodo si fabbricavano bicchieri conici con base molto stretta e decorazioni applicate a forma di piccole gocce.

Numerosi sono i trattati scritti sull'arte datati all'età medioevale, tutti interessanti per lo studio delle tecniche usate e la storia del costume.

Anche per l'età gotica sono pochi gli oggetti che possiamo studiare, numerose sono però le fonti iconografiche alle quali attingere.

In Francia grandi centri di produzione sorgevano in Lorena, in Normandia, in Provenza, presso i Pirenei, mentre l'arte vetraria assumeva una sua altissima dignità e grande amore tanto da assicurare a quanti la praticavano con particolare maestria il titolo nobiliare di "gentil homme verrier".

Giulia - (continua)


ARTE A VENEZIA

Un grande avversario si presentò all’orizzonte dei maestri vetrai francesi agli albori del Rinascimento; l’Italia.

Questa volta però non erano gli artigiani di Roma che si affacciavano alla storia dell’arte ma quelli fino allora quasi sconosciuti di una città giovane, sorta come per incanto sulle sponde dell’Adriatico; Venezia.


A Venezia erano affluiti nel corso del medioevo maestri vetrai e mosaicisti dell’Asia Minore, con l’incarico di fare della città una delle meraviglie del mondo.

Molti avevano lavorato per un certo periodo e poi erano tornati in patria, ma molti altri avevano preso dimora

stabile aprendo botteghe frequentate da allievi volenterosi, intelligenti e amanti del bello.

Non tardarono a diventare più abili dei loro insegnanti in tutte le arti decorative.


Costretti a rifugiarsi nell’isola di Murano a causa degli incendi violenti che spesso divampavano nei quartieri cittadini in cui avevano aperto le loro fornaci e botteghe.

Orientali prima e veneziani dopo, fecero dell’isola uno dei centri più splendidi del mondo, da surclassare perfino le grandi scuole alessandrine e romane.


La Serenissima Repubblica veneta cercò a lungo di impedire che i segreti della lavorazione del vetro uscissero dallo stato, i maestri non potevano assolutamente andare a lavorare fuori dal loro territorio, pena gravissime sanzioni.

Ma, vi era sempre qualcuno che riusciva a eludere la stretta sorveglianza messa in atto alle frontiere.

Quindi i segreti muranesi diventarono di pubblico dominio per centinaia di allievi che accorrevano nelle botteghe che i maestri veneti aprivano in Europa; Inghilterra, Paesi Bassi, Liegi, Francia, Spagna e Portogallo.

Solo la Germania restò estranea a lungo a questo fenomeno per un motivo molto pratico, il vetro tedesco era di natura ben diversa da quello veneto perché veniva ricavato dalla potassa ottenuta con le ceneri del legno che abbondava in quelle regioni ricche di foreste, mentre la soda usata dai maestri muranesi proveniva dalle ceneri di piante marine, con l’aggiunta di piccole quantità di biossido di manganese che eliminava scorie e impurità, questo assicurava la limpidezza e una purezza eccezionale al prodotto.

Verso la fine del XVI secolo, un tedesco, Caspar LEHMANN, portò a splendere l’arte di intagliare il vetro nel suo paese, spingendo i suoi connazionali a cercare una qualità di vetro più pura e più limpida.

Nel XVII secolo fiorirono in Germania scuole ad altissimo livello; foggiavano degli stupendi oggetti in gara con la nostra Murano e il veneto in genere.


Giulia (continua)


IL GOTICO FRANCESE

Chartres, Parigi, Reims, Laon, Amiens, Rouen, Bayeux, Evreux, sono le otto Cattedrali gotiche francesi, dedicate a Notre-Dame, la Vergine Santa e tutte costruite verso il 1130.

Congiungendo i punti delle città dove sono state costruite, si traccia sulla mappa il disegno della costellazione della Vergine ( Segno zodiacale ).

Si dice che nel 1118 nove cavalieri francesi

Partirono per Gerusalemme; non erano crociati, né pellegrini e nemmeno monaci.

Davanti al re di Gerusalemme, Baldovino II fecero voto di povertà, castità e obbedienza.

La loro missione era segreta.

In loco i cavalieri si misero a guardia del luogo su cui era sorto il tempio di Re Salomone.

Furono detti cavalieri del tempio o templari.

Ma da chi furono inviati a Gerusalemme? E perché?

I Templari dovevano scoprire una legge più misteriosa e segreta, non proclamata, ma che deteneva la saggezza e la potenza.

Possedere queste Tavole significava avere conoscenza delle norme, delle misure e dei numeri che regolavano il mondo.

Le Antiche Scritture parlano in più punti di questa Tavola della Legge che Mosè custodì e nascose e che Salomone il re della saggezza ebbe la fortuna di possedere nel proprio tempio.

I Templari tentarono di ritrovarle.

Papi, Re, Imperatori avevano organizzato diverse battute in Terra Santa, in Persia, in India e persino in Cina.

Lo stesso Luigi Re di Francia inviò esploratori in Abissinia.

Ma tutti fallirono.

Anche i Templari?

La loro missione era segreta e segreto è rimasto l’esito.

Nessuno ha le prove che i Templari abbiano trovato le Tavole delle Leggi.

Però un dubbio esiste, perché, dieci anni dopo, nel 1128, ritornarono in Francia, si presentarono al Concilio di Troyes e chiesero di entrare nell’ordine religioso.

Due anni dopo iniziarono le costruzioni delle Cattedrali Gotiche.

Ancora non si spiega perché proprio a Chartres, piccolo villaggio di cinquemila contadini; fu il più ardito luogo di culto.

Inspiegabilmente contadini, pecorai e pastori si trasformarono in muratori, carpentieri e vetrai.

In queste Chiese vi sono migliaia di statue, di scene rappresentative, di dipinti in cui si racconta la storia dell’uomo, di Dio, di Gesù, dalla nascita alle sue glorie.

Ma non c’è una sola vetrata o una statua che raffiguri la crocefissione.

I Templari rifiutavano di ammettere che l’uomo crocifisso da Pilato fosse il loro vero Cristo.

La scienza tenta di dare una spiegazione.

Giulia (continua)


IL MISTERO DELLE CATTEDRALI

Forse quello era solo un posto dedicato alle preghiere.

O forse uomini primitivi e poi quelli pre-cristiani sapevano leggere nel cielo, orientarsi col sole e le stelle, forse con una sensibilità maggiore della nostra.

Guidati da un istinto cosmico “tenta di spiegare la scienza”.

Chartres e le altre cattedrali che ripetono il segno della vergine, sorgono dove i pagani veneravano una statua di legno che rappresentava una madre col bambino, questo era il culto della terra madre chiamata anche “la Vergine che partorirà”.

A Chartres i Druidi ne fecero il centro della loro religione prima ancora che fosse nato il cristianesimo e la venerazione della Vergine Nostra Signora, fu tramandata di secolo in secolo.

La statua era collegata nella cripta più sotterranea del tempio, pellegrini valicavano monti e paludi per pregarla.

L’età e il fumo delle ceneri l’annerì.

In seguito fu nominata “Vergine Nera”.

Quando i primi cristiani giunsero a Chartres, trovarono in quella grotta la prima Vergine col Bambino, conservarono statua e cripta e sopra vi eressero un tempio cristiano.

Scendendo nella grotta pagana abbiamo 37 mt. di profondità e 37 mt. è anche la volta eretta sopra il pozzo druido.

Nei portali della cattedrale vi è una scultura che riproduce il modello della Vergine Nera e lo stesso su una vetrata.

I costruttori di queste cattedrali si tramandavano da generazione in generazione i segreti delle soluzioni tecniche, l’armonia, la scienza dei calcoli impossibili, per imbrigliare spinte e controspinte, ogive, archi e volte.

Gli architetti che costruirono quelle opere, parevano possedere un segreto e una scienza che non erano dell’occidente.

Per realizzare una volta gotica dovettero inventare una geometria che permettesse, su un semplice disegno, le interpretazioni dei volumi e dei vuoti, l’accordo di spinte e di resistenze.

I muratori, i vetrai, gli scalpellini che eseguirono le opere erano maestri e venivano raggruppati in confraternite perché da loro non trapelasse nessun segreto.

In ogni cattedrale vi era un numero magico.

Scienziati moderni hanno cercato di scoprirlo con calcoli trigonometrici.

Si è trovato che Chartres (37 mt. lunghezza del coro e 14 di larghezza, la volta è alta 37 mt. la navata è lunga 74 mt.) ha tutti numeri che sono multipli di 0,37 e questo numero è esattamente la centomillesima parte del grado del parallelo che passa per la città di Chartres.

REIMS

E’ situata 49 gradi di latitudine nord con un grado di parallelo di 71 Km, l’unità di misura è di 1.42, la lunghezza della Cattedrale di Reims è di 142 mt, cioè il doppio di 71, il suo multiplo.

AMIENS

E’ A 49,51 di latitudine, parallelo di 70 Km, ebbene l’altezza della volta è di 70 volte 0,70 mt e la lunghezza dei transetti di 70 mt.

I costruttori di quelle cattedrali conoscevano a tal punto il globo terrestre da poter scegliere la misura più idonea dei loro monumenti in modo da rispettare un’armonia tra leggi matematiche, geografiche e astronomiche?

Da dove proveniva quella loro scienza?

La Vergine Nera delle vetrate di Chartres la chiamavano Sant’Anna che tiene in braccio la Vergine Bambina, Anna ha il volto nero e tre gigli bianchi a 5 punte.

Il nero e il bianco simboleggiano il passaggio dalla putrefazione della materia alla rinascita, mentre il numero 5 dei petali è il simbolo della donna; ma Anna come madre della madre è anche il simbolo della madre terra.

Il rosone formato da 8 fiori con 8 petali, l’otto (disposto orizzontalmente) Infinito-Eternità.

La rotazione delle rose simboleggia il passaggio dello stato di imperfezione materiale a quello di completezza spirituale.

I colori dei vetri nascondono un linguaggio.

Il nero è il disordine.

Il bianco la purezza.

Il rosso la perfezione.

La loro disposizione simboleggia il passaggio dell’uomo dalla materia alla perfezione.

I rosoni delle Cattedrali gotiche rappresentano il “viaggio” dell’uomo verso la trasformazione, la ricerca di una nuova identità.

Colori, figure, disegni, hanno un loro segreto intimo che i vetrai avevano appreso dagli alchimisti orientali, che a loro volta avevano imparato da popoli e culture millenarie.

Ancora qualche colore di rito.

IL NERO le tenebre, l’assenza della luce, la morte dell’uomo, il colore del caos dove tutto è confuso.

IL BIANCO come l’alba segue la notte, la luce dopo le tenebre, il colore della purezza e dell’innocenza.

IL GIALLO colore della trasformazione.

IL ROSSO colore del fuoco che brucia la materia.

Basta fissarli intensamente, quando la luce del sole li accende, perché una strana magia li metta in movimento.

E’ facile suggestione essere trasportati.

Sul pavimento delle cattedrali gotiche è rappresentato un labirinto.

Per i pellegrini che lo percorrevano sostituiva il pellegrinaggio in Terra Santa, ma significa anche il cammino dell’uomo verso la salvezza, non è un vero labirinto, ma un percorso obbligatorio segnato da cubetti di marmo blu e bianco.

Questi percorsi venivano nel passato guidati dallo stesso Vescovo a piedi nudi nel periodo di maggiori tensioni di correnti magnetiche (famosi girotondi di Pasqua).

Questo non per penitenza, ma perché il contatto con la Terra percorsa dalle correnti benefiche fosse più diretto.

Queste specie di danze finivano sempre al centro del labirinto, lì dove l’uomo cadeva stremato, ma anche trasformato.

E tante volte gli ammalati si rialzavano guariti nel corpo e sempre nello spirito.

Giulia (continua).


Madonna Nera di Chartres
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